Tre francesi in visita al…Greco!

Tre francesi in visita al…Greco!

caffé Greco

Tre francesi in visita al…Greco!

Tanti gli artisti francesi che hanno frequentato il mitico caffè Greco, il più antico di Roma, fondato dal greco Nicola della Maddalena nel 1760: le tappezzerie color porpora e le poltrone rosse bordò hanno accolto celebri personaggi quali Stendhal, Gounod, Baudelaire, Chateaubriand ed altri come Casanova, Leopardi, D’Annunzio, Trilussa e Gogol’.

Nel corso del XIX secolo, il caffè, già vecchio, era soprattutto conosciuto negli ambienti cosmopoliti di Roma. Era frequentato da re, quali Luigi I di Baviera, futuri papi, quali Gioacchino Pecci (che diventa Papa Leone XIII), scrittori come Byron, Shelley, Anderson, Twain, pittori e scultori, tra i quali troviamo Orazio e Carlo Vernet, Corot, Ingres, ma anche da grandi della musica come Bizet, Wagner e Toscanini.

Parleremo brevemente di tre famosi frequentatori francesi del caffè, Taine, Berlioz e Prud’hon, che mettono nelle osservazioni – sovente severe – un pizzico della grandeur che caratterizza la loro cultura…

Hippolyte Taine (nato a Vouziers nel 1828 e morto a Parigi nel 1893), critico letterario, filosofo e storico francese, fu l’inventore di un metodo di ricerca che si fonda sul determinismo. Tentò di spiegare la produzione letteraria e artistica e i fatti storici attraverso la razza, l’ambiente ed il momento.

Nel suo “Voyage en Italie”, dice: “Il caffè Greco è una lunga stanza, bassa, affumicata, per nulla brillante, né civettuolo, ma comodo. E’ il migliore di Roma, sembrerebbe di terz’ordine a Parigi. E’ vero che quasi tutto è buono e a basso costo; il caffè che è eccellente, costa tre soldi alla tazza”.

D’altronde, il prezzo del caffè rimase per molto tempo a buon mercato, tanto che Pascarella scriveva poco prima della “grande guerra”: “Dal 1864 molte cose sono cambiate sui sette colli di Roma ma nel negozio di via Condotti il prezzo del caffè è rimasto di tre soldi alla tazza”.

E’ dunque svelata la chiave del successo di questo luogo di culto: caffè migliore e  a buon mercato, servito in piccole tazze e, molto apprezzato dagli stranieri, il servizio che consentiva di ricevere la posta in una caratteristica scatola di legno collocata vicino all’ingresso.

Quando Hector Berlioz (nato a La Cote-Saint-André nel 1803 e morto a Parigi nel 1869), compositore, principale rappresentante del romanticismo in Francia, arriva a Villa Medici nel gennaio 1831, ha appena composto la sua “Symphonie fantastique”. Medita il suicidio dopo la fine del suo fidanzamento con Camille Moke. L’ambiente di Villa Medici ed il vicino caffè Greco l’aiuteranno a rimettersi: quanto al caffè dopo un iniziale rifiuto, si convinse presto a dividere con gli habitué “il sigaro dell’amicizia” gustando “il punch del patriottismo”.

Ecco la descrizione del famoso caffè nelle “Mémoires”:

“E’ la più detestabile taverna che si possa trovare: sporca, scura e umida, nulla può giustificare la preferenza che le accordano gli artisti di ogni nazionalità che abitano a Roma. Ma la sua vicinanza a Piazza di Spagna e al ristorante Lepri che si trova di fronte, le porta un numero considerevole d’avventori. Si ammazza il tempo fumando esecrabili sigari, bevendo caffè per nulla migliore, servito non su tavoli di marmo come ovunque altrove, ma su piccoli guéridon di legno, larghi come la calotta di un cappello, e neri e appiccicaticci come i muri di questo piacevole luogo. Il Caffè Greco, tuttavia, è talmente frequentato dagli artisti stranieri, che la maggior parte vi fa indirizzare le lettere e i nuovi sbarcati non hanno di meglio da fare che recarvisi per trovare dei compatrioti”.

Pierre Prud’hon (nato nel 1758 a Cluny e morto nel 1823 a Parigi) cita il caffè in tutte le sue lettere. Pittore la cui opera, dal clima spesso tormentato ma dalle figure accademiche, procede dal neoclassicismo e annuncia il romanticismo, si recò più volte al caffè Greco con l’amico Bertrand, descrivendone così la decorazione: “Là tutti i maestri sono passati in rivista e non sono risparmiati. Si critica questo, si straccia quell’ altro. Tutti coloro che non possono entrare in paragone con Raffaello sono proscritti. Lo stesso Raffaello è biasimato (…) Il meglio di tutto ciò, è che questi signori bei parlatori non studiano né l’antico, né Raffaello e si divertono a non far nulla che valga”.

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