BOBBY

BOBBY

Bobby

Tiziano

 C’era una volta … un Re? No, non era un re e neppure una regina. Era un semplice cane e nemmeno di “razza”, come si suol dire, quando si parla di un povero cane abbandonato, comunque, senza padrone. Era un cane che girava senza mai dar fastidio ad alcuno; cercava cibo per istinto, per sopravvivere; la sua ricerca era soprattutto mirata a trovare un nuovo padrone. Nuovo, perché il precedente lo aveva abbandonato. Quando pioveva si rifugiava sotto i balconi di qualche casa e guaiva. Sembrava gridare contro la sua sfortunata vita che lo vedeva lottare per un tozzo di pane, senza una speranza per il futuro.

Proprio come quella sera che, inaspettatamente cambiò radicalmente la sua vita.

La famiglia di Emmanuele era riunita per la cena in una serata di pieno inverno. Gli unici rumori erano prodotti dai tuoni che si rincorrevano spaventosi.

Tuttavia, il “Professore” riesce a sentire il guaito di un cane che ha trovato riparo sotto il balcone della cucina. Senza pensarci due volte, scende e lo lascia entrare. È un cane di piccola stazza, zeppo di pioggia, infreddolito e affamato. Con l’aiuto di sua moglie Santina, viene asciugato e sfamato alla meglio. È un bel cane, di colore bianco, tendente al grigio, e porta sul viso le sofferenze patite. Dopo un breve consulto, gli viene attribuito il nome di “Bobby” e la famiglia cresce di un’unità.

Bobby non è un cane “di razza”, come si suole dire. È un meticcio, uno di quei cani di diversa radice che alcuni, stupidamente, si sentono autorizzati a individuare come “bastardi”. A pensarci bene, ai detrattori bisognerebbe ricordare che le “razze pure” sono state “costruite” dall’uomo per effetto d’incroci artificiali fra “razze” di origini e specie diverse. I cani individuano nell’uomo il capo branco, legandosi morbosamente a lui, considerandolo come “padrone”. Bobby, forse proprio per il suo stato “non puro”, dimostra un’intelligenza non comune. Percepisce subito che in quella casa ha trovato ciò che cercava, qualcuno che lo accogliesse amorevolmente, mettendo fine ai suoi patimenti, e si affeziona a tutti riempiendo la casa di allegria. Non è un cane da guardia ma si fa rispettare e guai a chi tocca i suoi “padroni”. Quando un ospite bussa alla porta, per poter entrare deve prima passare al suo vaglio. Lo annusa, dai piedi in su, per capire se si tratta di persona affidabile o meno, e solo in caso affermativo, lo lascia tranquillo, altrimenti non finisce più di abbaiare e ringhiare. Anche il problema dei bisogni è felice soluzione. Si abitua a non sporcare in casa e si fa accompagnare fuori nel suo angolo preferito del giardino, costruito dal suo “salvatore”. Realizza con tutti una forma spettacolare di comunicazione. Capisce con estrema facilità ciò che gli viene detto e, con la stessa semplicità, lui stesso si fa capire.  Con il “Professore”, poi, c’è un filo diretto, come se uno dei due parlasse all’altro. Impara tutti i suoi tempi, arrivando a percepire l’avvicinarsi dell’ora di uscita da scuola, prima ancora che la sirena la annunci. Appena la avverte, graffia alla porta per farsi aprire e corre incontro al suo padrone. Va verso l’edificio scolastico, si ferma in un punto stabilito e lo aspetta. Quando lo vede, non sta più nella pelle. Vorrebbe corrergli incontro ma si trattiene, per come gli è stato comandato. È un’istituzione per il vicinato. Chiunque passa, lo riconosce e gli regala un sorriso: è il cane del “Professore” e merita ogni rispetto. È un piacere assistere all’incontro col padrone. Le sue effusioni sono uno spettacolo da ricordare.

L’imponderabile, però, investe pure Bobby.

Mamma Santina, quella mattina, come al solito, è intenta a preparare il pranzo. Ha aperto la porta a Bobby che la sta graffiando e, sorridendo, si è rimessa alle sue faccende.

Bobby, anticipando il suono della sirena, corre incontro al suo padrone. Si ferma al solito posto e aspetta. Il padrone però non arriva. Senza muoversi, fissa il portone dal quale tutti i giorni lo vede uscire ma non lo scorge. Quel gruppo di persone radunate lì in fondo lo insospettisce e avverte che qualcosa non va. Corre e s’intrufola fra tutte quelle gambe fino a raggiungerlo. Lo vede disteso per terra e gli salta addosso. Gli lecca le guance, le mani e mugola. Il suo guaito sembra il mugghio del vento su di un mare in tempesta.

 Avverte il dramma che sta vivendo la sua famiglia. Cerca il padrone e non vedendolo si avvicina ai suoi familiari, strusciando fra le gambe d’ognuno per manifestare il suo affetto. Ma dov’è il suo padrone? E cos’è quella strana cassa in mezzo alla stanza? Percepisce uno strano calore provenire da lì. “Sente” ch’è lì che si trova il suo padrone e si accovaccia di sotto.

Bobby non accetta di restare senza il suo padrone. Rimane sotto la bara per tutto il tempo che questa permane in casa, senza toccare cibo. E continua a rifiutare di nutrirsi anche dopo, fino a lasciarsi morire! Luigi lo seppellisce nel giardino costruito dal padre.

Pino Caimi

   Racconto tratto da una “Una storia senza fine”, di Pino Caimi, in corso di pubblicazione.

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