In tre si sta meglio!

In tre si sta meglio!

“Attraverso le mani non passano finzioni, ma solo sensazioni profonde e vere”

 Alessandra Gaggioli: In tre si sta meglio!

zampa

         È sempre più facile – e frequente – incontrare per le strade ed i parchi delle città signori e signore accompagnati da uno o due cani di ogni tipo di razza. Oggi è di moda, ma, si sa, il cane è il migliore compagno dell’uomo, soprattutto di questi tempi in cui gli amici sono spesso…virtuali!

         La copertina dell’ultimo libro di Alessandra Gaggioli – Due cuori e una zampa, Amarganta, 2018 – la dice lunga: la coppia di protagonisti (Tommaso e Michela) è in secondo piano, sfumata, rispetto al cane – Max – che, in primo piano, vi guarda dritto negli occhi.

         Come in tutte le storie d’amore che si rispettano, tutto comincia complice una notte illuminata dalla luna, ma una notte che odora in modo speciale. Insomma, magica.

Siamo in una piccola città addormentata tra i colli toscani in cui una ragazza, dopo essere stata in discoteca, rientra a casa. Una storia di oggi – che Alessandra Gaggioli è abilissima nel narrare ed intrecciare – ed una ragazza di oggi. Il lettore ha già avuto gustosi assaggi dello stile narrativo della Gaggioli, agile e moderno, in Il ragazzo alla pari, Darkside e Ritratto di un preziosissimo amore indecente. Alessandra propone figure positive di giovani: non sono assolutamente due ragazzi superficiali. Tommaso prova simpatia e curiosità per un altro essere umano. Finora non si era mai fatto domande su nessuno.

         La tecnica narrativa di Alessandra è abile e sottile: di questa ragazza (la protagonista del libro), di cui solo più tardi verrà detto il nome (Michela), si incomincia col dire ciò per cui è delusa, ciò che cerca e, infine, che non è normale: cosa dire di più per creare suspense nel lettore che rimane incuriosito? Intanto, come Michela, anche Tommaso (qui sappiamo subito il nome) esce dalla discoteca, luogo cult per la gioventù. Tommaso è ubriaco (quello dell’abuso di alcol giovanile è un grave problema di oggi), è un musicista, un chitarrista, irascibile, inaffidabile per di più, il che non guasta, dà carattere e poi il mondo della musica, offre molte di queste personalità. E poi c’è Max: anche in questo caso la scrittrice gioca sull’equivoco. Max potrebbe essere uno spasimante, un bambino (p. 9) e invece è un cane, un golden retriver, intelligente per di più! E Michela è cieca! Max non è soltanto lo strumento dell’indipendenza e della libertà di Michela ma è anche il suo affetto più grande dopo sua madre, il mezzo che permette la conoscenza tra i due protagonisti e testimonia l’inizio della loro storia: Gli parlava sempre come se fosse una persona, un suo amico, anzi il suo compagno (p. 33).

Dopo essersi incontrati in discoteca, i tre si ritrovano in ospedale perché…ecco ancora una nuova sorpresa: Michela sarà la dottoressa che si occuperà delle sedute di fisioterapia al braccio di Tommaso!

Michela è seria, impegnata, positiva nonostante l’handicap nel lavoro che ama e di cui va fiera e nel lenire il dolore degli altri. E’ forte ed entusiasta, con le mani dona vitalità.

         Uno dei tanti temi del libro è quello dell’oscurità, del buio, cui fa da contro valore la luce, il bianco delle pupille degli occhi della ragazza. Le pupille bianche nel buio, colpite dalla luce (p. 74), stroboscopiche, attirano sempre l’attenzione: Michela, quando era piccola, aveva paura del buio, la vita le aveva destinato di conviverci (…). Tommaso era arrivato al momento giusto per illuminare la sua esistenza che stava spegnendosi nuovamente (p. 98); Michela aveva avuto la sensazione che le sue tenebre si diradassero e che una luce nuova illuminasse e scaldasse la sua vita (p. 98). L’ambiguità consiste nel mettere a confronto la cecità vera di Michela ed il buio esistenziale (il vuoto scuro come un pozzo nero) di Tommaso, l’infermità continua e vera di Michela e quella momentanea di chi non capisce – Tommaso, il buio vero di Michela e la luce di Tommaso dopo la conoscenza della ragazza:…sono sempre stato solo e sono stato cieco fino adesso…(p79). Michela lo abbracciò. Poi si scostò, cercò il suo viso con le mani, lo accarezzò, lo afferrò dolcemente e lo portò vicino ai suoi occhi. Li aprì: erano bianchi e in parte celeste scuro…(p. 76)…Non temere. Siamo tutti ciechi e brancoliamo nel buio, vedendo solo quello che vogliamo vedere. Fino a quando arriva qualcuno speciale, e allora apriamo gli occhi per davvero (p. 79).

Bellissima metafora!

Tommaso impara ad aprirsi agli altri, alla malattia e alle disgrazie altrui, non è egoista o chiuso in se stesso: addirittura vuole capire la cecità di Michela cercando di immedesimarsi nelle sue limitazioni: Provò a mangiare come se fosse cieco (p. 24).

         Importanti sono i sensi: tatto, odorato (odore di amore) e gusto, tra loro collegati. Non solo Michela è abile nell’usare le mani (ha le mani d’ oro, sarebbe tornato da lei….anche solo per guardarla, per parlare con lei e farsi toccare (p. 25) o massaggiare dalle sue mani (p. 28) ma anche Tommaso: fa una doccia con un bagnoschiuma molto profumato, si spalmò due etti di crema per il corpo…(p. 28); Annullati al mondo e presenti solo nella loro stessa mente, vagavano assaporandosi a vicenda (p. 80); Tutto lo attirava di Michela: l’odore …(p. 80).

         Troviamo tutta una serie di espressioni collegate ai sensi: annusare, toccare, sciogliere, contattare, percorrere, sfiorare, manipolare, accarezzare. Tra l’altro anche tra Max e Tommaso scorrono carezze…!!! (p. 104) e tra Michela e Max (p. 105). Al tatto sono associati sentimenti: una scossa di ottimismo, energia, rinascita, voglia di ricominciare, sciogliere il cuore riservato a lei. Attraverso il tatto si raggiunge il ricordo ad esso collegato, così: voler rivedere con occhi il mare o la madre, il cui volto cristallizzato nel ricordo stava scomparendo (p. 58).

         Ancora altri temi? La musica è da Tommaso ascoltata ad occhi chiusi – buio (p. 28) ed è hobby comune e la maschera: Nessuno doveva sapere quanto soffriva; il suo aspetto era una maschera che la difendeva dal mondo curioso. La barriera fatta di pelle e ordine doveva essere perfetta, senza squarci o ferite, perché altrimenti si sarebbe intravisto che dentro di lei c’erano molte macerie (p. 55); Era ora di rimettersi la maschera di professionalità e perfezione (p. 58).

Musica anche metaforica nel senso che musica è la loro storia d’amore, il ritmo del cuore: Tommaso aveva in testa molti accordi e Michela tante splendide parole; se solo avessero interrotto i gemiti di piacere, avrebbero composto insieme, tra quelle lenzuola, canzoni d’amore (p. 81).

         Quello che mi piace nei libri di Alessandra è una velata sensualità, un tocco ammiccante di erotismo: Tommaso pensò che invece non avrebbe resistito oltre in quella posizione, bloccato da Michela e con il membro come impazzito (p. 31). Michela anche è attraversata da scosse di piacere: …la voglia si impossessava di lei…gioco tra amanti…”farlo suo…(p. 76). Eros che diventa a volte molto esplicito senza tuttavia mai diventare volgare: Si abbracciarono, il calore dei loro inguini si propagò alla pancia a quel minimo contatto (p. 80); …strusciando il suo membro ormai duro sull’inguine caldo della ragazza sotto di sé (p. 80); Si strusciò su Michela più volte fino a sentire l’erezione farsi incontenibile (p. 80).

Tommaso guarda film porno, è un sex symbol, ha anche il passo sexy, è affascinante, fa innamorare, è bello e impossibile, si eccita (p. 76).

Fausta Genziana Le Piane

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