La poesia è un dono

La poesia è un dono

yves-bonnefoy-11

Yves Bonnefoy, nato a Tours nel 1923, è morto nel 2016 a 93 anni. Professore emerito al Collège de France di Parigi, poeta, prosatore e saggista. ha tradotto Shakespeare, Donne, Keats, Yeats, Petrarca, Leopardi. Più volte candidato al Nobel per la letteratura, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali. In Italia ha pubblicato diverse raccolte: Movimento e immobilità di Douve, 1953; Ieri deserto regnante, 1958; Pietra scritta, 1965; Nell’insidia della soglia, 1975; Quel che fu senza luce, 1987; Qui dove ricade la freccia, 1991; Inizio e fine della neve, 1991; La vita errante, 1993; Le assi curve, 2001; La lunga catena dell’àncora, 2008.

Io ti offro questi versi, non perché il tuo nome
Possa mai fiorire in questo suolo povero,
Ma perché tentare di ricordarsi,
Sono fiori recisi, il che ha senso.

Certi dicono, persi nel loro sogno, «un fiore»,
Ma significa non sapere che le parole tagliano,
Se credono di designarlo, in quel che nominano,
Trasmutando ogni fiore in idea di fiore.

Tranciato il vero fiore diventa metafora,
Questa linfa che cola, è il tempo
Che finisce di liberarsi dal suo sogno.

Chi vuole avere, talvolta, la visita deve
Amare in un mazzo che abbia solo un’ora,
La bellezza non è offerta che a tal prezzo.

 (Traduzione di Fabio Scotto)

da L’ora presente, Lo Specchio, Mondadori, 2015

Je te donne ces vers…

Je te donne ces vers, non parce que ton nom
Puisse jamais fleurir dans ce sol pauvre,
Mais parce que tenter de se souvenir,
Ce sont des fleurs coupées, ce qui a du sens.

D’aucuns disent, perdus dans leur rêve, «une fleur»,
Mais c’est ne pas savoir que les mots tranchent,
S’ils croient le désigner, dans ce qu’ils nomment,
Transmutant toute fleur en idée de fleur.

Cisaillée la vraie fleur se fait métaphore,
Cette sève qui coule, c’est le temps
Qui achève de se déprendre de son rêve.

Qui veut avoir, parfois, la visite se doit
D’aimer dans un bouquet qu’il n’ait qu’une heure,
La beauté n’est offrande qu’à ce prix.

La poesia è innanzitutto un dono, un dono gratuito che però non ha come fine quello di far ricordare l’oggetto del dono, di eternizzarlo (dice il poeta: far fiorire). O meglio sì, ma non nell’atto tout court , bensì nel tentativo dell’atto, nella sua ricerca: cercare di ricordare. Ecco quindi che si parla pur sempre di fiori ma recisi. Le parole tagliano, le parole sono importanti, bisogna sceglierle con cura, diceva Nanni Moretti in Palombella rossa.

Nella poesia ricorre moltissime volte la parola fiore ed il verbo fiorire.  E sulla parola fiore, Bonnefoy dà la sua definizione di poesia: la parola sfugge, il fiore vero diventa metafora e se si vuole la bellezza non la si ha che a prezzo dell’effimero. Nel momento in cui nominiamo il fiore non lo designiamo, ma lo trasformiamo in idea di fiore.

La metafora del fiore ci riporta proprio all’immagine non solo di bellezza, ma anche di fugacità e caducità. Pensiamo ai famosi versi di Pierre de Ronsard (1524-1585) che sollecitava la donna amata a vivere la vita effimera come una rosa che vive l’espace d’un matin (lo spazio di un mattino): Cueillez dès aujourd’hui les roses de la vie (Cogliete fin d’ora le rose della vita).

Fausta Genziana Le Piane

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...