José Maria Eça de Queiroz: tra sogno e spiritualità, la metafora della notte

José Maria Eça de Queiroz: tra sogno e spiritualità, la metafora della notte

“L’impressione iniziale della bellezza delle cose” 

José Maria Eça de Queiroz (o anche Queirós) nasce in una cittadina del Nord del Portogallo nel 1845. Dal 1855 al 1861 studia in collegio a Oporto, dal 1861 al 1866 frequenta l’Università di Coimbra, ove consegue la laurea in giurisprudenza. Lì conosce Teófilo Braga e Antero de Quental, esponenti significativi della generazione del ’70, che mirava a un rinnovamento del clima intellettuale e sociale portoghese. Nel 1866 si trasferisce in casa dei genitori, a Lisbona. Lì prende a esercitare la professione in uno studio legale. Incomincia a scrivere sulla “Gazeta de Portugal” cronache e feuilletons con richiami al mondo onirico e fantastico secondo il gusto del romanticismo nordeuropeo, che saranno raccolti postumi in volume sotto il titolo Prosas Bárbaras (Prose barbare). Mette su uno studio di avvocato. Partecipa alle riunioni del Cenáculo, gruppo di intellettuali d’avanguardia. Nel 1869 compie un viaggio in Egitto: impressioni di questo viaggio saranno utilizzate per lo sfondo del romanzo A Relíquia (La reliquia). Ritornato a Lisbona, pubblica sul “Diário de Notícias” resoconti del suo viaggio in Oriente, scrive O Mistério da Estrada de Sintra (Il mistero della strada di Sintra), sorta di giallo pieno di misteri e colpi di scena. Nel 1871 partecipa alle Conferências do Casino Lisbonense, ciclo di conferenze su politica, arte e letteratura, presto interrotte per disposizione governativa con la motivazione che “esponevano e cercavano di sostenere dottrine e proposizioni che attaccavano la religione e le istituzioni politiche dello Stato”. La sua conferenza, tenuta nel mese di giugno, era dedicata al Realismo come nuova espressione dell’arte. Fonda il periodico “As Farpas” (“frecciatine”), in cui inserisce articoli critici e satirici di materia sociale e politica. Nel 1872 entra nella carriera diplomatica ed è inviato come console all’Avana, nel 1873 compie un viaggio in Canada, Stati Uniti d’America e America centrale.  Pubblica Singularidades de uma Rapariga Loira (Singolarità di una ragazza bionda), O crime do Padre Amaro (La colpa di don Amaro). Nel 1878 è trasferito a Bristol, pubblica O Primo Basílio (Il cugino Basilio), un romanzo sul tema dell’adulterio femminile nell’ambiente della borghesia di Lisbona, O Conde de Abranhos (Il conte di Abranhos), disegno satirico della figura di un politico arrivista. Nel 1883 è eletto socio corrispondente dell’Accademia Reale delle Scienze di Lisbona. Nel 1885 visita Zola a Parigi dove, nel 1888, è nominato console e dove rimarrà fino alla morte. Pubblica tanti racconti, interviene a proposito del caso Dreyfus, prendendo posizione a favore dell’ufficiale condannato. Muore a Neuilly nel 1900. Molte sue opere escono postume.

I racconti di de Queiroz (1) sono intrisi di quell’atmosfera di sogno e di fantasticheria tipiche della cultura portoghese che Antonio Tabucchi, grande conoscitore di Pessoa e della letteratura portoghese, ci ha abituato a conoscere ed amare. Sono tutti, per un verso o l’altro, anche ambientati di notte: la notte simboleggia il tempo delle gestazioni, delle germinazioni, delle cospirazioni che diventeranno manifestazione di vita. E’ uno spazio onirico, un luogo dove si vive l’amore, lo si preannuncia o lo si perde. Nel primo racconto intitolato Singolarità di una ragazza bionda, la notte è  “radiosa” (op. cit. p. 82)  per la vicinanza con la donna amata, sempre idealizzata da questo scrittore e considerata come una santa o una fata. E’ di notte che Macario incontra Luisa “nella saletta buia che dava sul pianerottolo: un piccolo lume ardeva sopra la tavola: era felice lì in quella penombra, seduto molto castamente, accanto a Luisa, in un angolo di un vecchio canapè di paglia: non la vedeva di giorno, perché portava oramai vestiti usati, stivali scalcagnati (…) (p. 87). La notte consente a Macario di nascondere la sua miseria rattoppata, il suo decadimento alla sua Luisa che – brillante annotazione dello scrittore – “aveva il carattere biondo, come i capelli” (p. 87) e che forse non lo vorrà più: “Era notte. Camminò a caso per le strade…“ (p. 91). Ricordi, delusioni, smarrimenti, nostalgia, paura, fiducia, speranza, tutto ha luogo di notte: ora la vita di Macario è buia, senza via d’uscita, per il lavoro che non ha e per l’amore che ha perso. Sarà di sera che lascerà la città e la donna amata dopo aver scoperto che è una ladra. Nel secondo racconto – Un poeta lirico – il protagonista arriva di notte a Londra dove “proprio in quella notte ebbi la singolare felicità di sapere il suo nome e di intravedere un frammento del suo passato” (p. 101): l’altro è il cameriere di un ristorante di Charing Cross, il poeta, Korriscosso. Il buio, la notte sono l’oscurità del passato del poeta che resta a servire per amore di Fanny, cameriera tuttofare che, ignara, ama invece un policeman. Nel racconto intitolato Al mulino, storia triste di una donna, infelice, con marito e figli ammalati, la protagonista scopre l’amore di notte: “una notte che le comparve questa idea, questa visione – se fosse mio marito!” (p. 122), “voleva, bramava nelle calde notti in cui non poteva dormire – due braccia forti come l’acciaio (…) (p. 123). Cadrà nelle braccia del praticante della farmacia: “Viene di notte ai convegni con pantofole di cimosa: puzza di sudore: le chiede in prestito denaro (…) (p. 124). Nel racconto Civilizzazione, la notte è segreto, un po’  vereconda, di uno scherzo per l’amico Jacinto amante di ogni forma di progresso: “in una dolce notte di San Giovanni il mio super civilizzato amico, desiderando che alcune signore parenti di Pinto Porto (le amabili Gouveias) ammirassero il fonografo, fece irrompere dalla boccona dell’apparecchio, che pare una tromba, la voce rotonda e oracolare: -“Chi non ammirerà i progressi di questo secolo?” (p. 128). La molla s’inceppa e la voce gracchia all’infinito…E’ che la notte rivela: rivela i limiti di troppo tecnicismo e l’essenziale della vita. Jacinto scopre, guardando di notte le stelle, nella dolce pace del crepuscolo, la bellezza del poco. Notte, invece, buio dell’anima e delle cattive azioni per il racconto Tema per versi: di notte, “una notte, una notte silenziosa e buia” (p. 163), avviene il rapimento del principino. Nel racconto Il tesoro, la notte buia è il luogo ideale per gli omicidi dei due fratelli ad opera del terzo per avidità. La notte è accompagnata e ribadita dallo scuro del piumaggio dei corvi – si noti infatti la ripetizione dell’aggettivo nero, come l’anima degli assassini: “Venne la notte. Due corvi, del branco che gracchiava,laggiù tra i roveti, si erano già posati sul corpo di Guanes. La fonte cantando lavava l’altro morto. Mezzo sepolta nell’erba nera, tutta la faccia di Rui era diventata nera. Una stellina tremolava nel cielo. Il tesoro è ancora là, nel bosco di Roquelanes” (pp. 174-175). Nel racconto Fra Ginepro, la notte è la concentrazione di ogni spiritualità, la sua quintessenza: “nulla lo deliziava più che giungere di notte, bagnato, affamato, battendo i denti, a una opulenta abbazia feudale, e essere respinto dalla portineria come un vagabondo malvagio (…)” (p. 182). Ancora incontro d’amore – “assoluto amore che aveva concepito, da quella notte d’autunno, alla luce della luna” –  e colpo di fulmine in José Matias: ”ritornando dalla spiaggia di Ericeira d’ottobre, in autunno, scorse Elisa Miranda, una notte, sulla terrazza, alla luce della luna! (p. 280). La notte è la vera protagonista di questo racconto: tutto l’amore nascosto – letteralmente nascosto – per Elisa si svolge nell’oscurità. Ombra tra le ombre, José si nasconde: “…si ritirava nell’oscurità del portone, nella sua estasi. Quando le finestre di Elisa si spegnevano, ancora trascinava le lunghe notti, anche le nere notti d’inverno, tutto rattrappito, intirizzito, battendo le suole rotte sul lastricato (…)” p. 298. Il nero è chiaramente un colore con connotazioni psicologiche: le nere notti sono quelle della miseria inconfessabile di José. In Adamo ed Eva nel Paradiso, il racconto più perfetto e visionario, la notte rappresenta il punto culminante e più alto, il luogo del sorgere vittorioso dell’Uomo Pensante, che si rivela a se stesso, nei confronti della Forza Bruta che s’inchina  alla sua potenza e superiorità “tutta la pianura ansimava, sotto la luna nuova (…). Era tutta l’Animalità del Paradiso, che, sapendo il Primo Uomo addormentato, senza difesa, in un ermo bosco, correva, nell’immensa speranza di distruggerlo e di eliminare dalla Terra la Forza Intelligente destinata a sottomettere la Forza Bruta” (p. 237). La notte è la metafora della Paura, Fame e Furore. “E’ quando scende la notte che Troia è nostra”, dichiara Ulisse in La perfezione. Notte trionfante e vittoriosa, dunque. Di sera il mendicante percorrendo le strade e scendendo per i duri sentieri porta verità e amore (Il soave miracolo).

La santità – santo è definito il Portogallo-, la devozione, e quella alla Vergine Maria in particolare, è anch’essa presente nei racconti pervasi da allegria religiosa: la Vergine assiste all’amore e al bacio di Macario e Luisa (Singolarià di una ragazza bionda), dà il nome alla chiesa di Nostra Signora del Pilar, a Segovia (Il defunto), il nome alla protagonista di Al mulino (Maria de Piedade) ed ha “il bel viso da Vergine Maria” (p. 112). Anche i titoli contribuiscono: Frà Ginepro, Il soave miracolo ecc.a creare questa atmosfera. Lo sfondo è quello di un Portogallo dai rigidi costumi, dalle antiche educazioni che producevano spesso situazioni insensate, retto dal senso dell’onore, della correttezza del lavoro, della dignità. Un Portogallo che conserva le antiche abitudini severamente chiuse.

Infine, lo stile personalissimo di Queiroz: la sua lingua scorre come un fiume in piena, senza soste, come il flusso del pensiero in un’unica frase, in un unico slancio fatto di susseguirsi di due punti, di virgole, di sospensioni, di esclamazioni come se non bastasse lo spazio per dire ciò che urge dentro di essere espresso. Come lo stile di Tabucchi.

Fausta Genziana Le Piane

José Maria Eça de Queiroz, Racconti,  Biblioteca Universale Rizzoli, 2000

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