La letteratura piange Yves Bonnefoy

La letteratura piange Yves Bonnefoy

            Il mondo della cultura e della letteratura, non solo francese, ha detto addio a Yves Bonnefoy. Il grande poeta è morto venerdì 1 luglio a 93 anni, a Parigi, poche settimane dopo aver pubblicato una sua autobiografia, L’écharpe rouge (La sciarpa rossa, edito da Mercure de France). In questo testo, quello che è stato considerato il più grande poeta francese contemporaneo, evoca l’infanzia e i suoi rapporti con i genitori, con la mamma maestra e con il padre impiegato delle ferrovie. Bonnefoy racconta di un padre muto, che in vita sua aveva avuto un solo libro, che non rideva:  Non aveva vissuto abbastanza infanzia per comprendere che cosa potesse succedere nella mia, ha scritto il poeta. Fu proprio questa incomunicabilità col padre a spingere Bonnefoy verso la poesia, utilizzando le parole per combattere il mutismo del padre, arrivando però alla fine a capire che è proprio il silenzio uno dei pregi maggiori che ci permette di capire.

            Bonnefoy era nato a Tours nel 1923. Dopo il liceo, aveva studiato matematica e filosofia all’Università di Poitiers, poi alla Sorbona dove riceve l’insegnamento di Bachelard. Fu, fin dall’adolescenza, profondamente segnato dalla lettura di Baudelaire, Rimbaud e Mallarmé poi, più tardi, dall’incontro don André Breton e i surrealisti.  Dopo un iniziale periodo di interesse per il Surrealismo, stringendo amicizia con scrittori e pittori quali Paul Celan, Philippe Jaccottet, André Frénaud, Balthus e Pierre Klossowski, se ne distaccò, rifiutandosi di firmare, nel 1957, il manifesto all’Esposizione universale del Surrealismo: non voleva fuggire dalla realtà. I suoi primi testi (La révolution de la nuit, Les deux soeurs e Troisième convoi) appaiono nel 1947 in riviste di piccola tiratura. Negli anni cinquanta si succedono i viaggi in Italia e, nel 1953, la pubblicazione della sua raccolta di esordio, Du mouvement et de l’immobilité de Douve (Movimento e immobilità di Douve, 1953), grande successo,  accolta da un gran successo di critica. Seguiranno altre opere, tra cui Hier régnant désert (1958), Pierre écrite (1965), Dans le leurre du seuil (1975), Ce qui fut sans lumière  (1987), Les Planches Courbes (2001) e L’heure parisienne (2013) fino alla più conosciuta, La vie errante del 1993. Alcune opere pubblicate (Un rêve fait à Mantoue, Un sogno fatto a Mantova, tradotto da Sellerio nel 1979 e Rome 1630 del 1970) testimoniano un interesse marcato per l’arte del Rinascimento e l’arte barocca, scoperte durante i viaggi nel Mediterraneo. È stato anche autore di una strepitosa biografia di Giacometti (1991) che incrociava arte e vita. Dal 1966 al 1972, partecipò alla Rivista L’Ephémère. Fu anche traduttore, attività che iniziò nel 1951 in particolare delle opere di William Shakespeare, (Henry IV, Jules César, Hamlet, Le conte d’hiver) ma anche di W.B. Yeats, John Keats, Giacomo Leopardi e Francesco Petrarca: Con lui scompare un poeta che, pur provenendo da una matrice speculativa, volle sempre aderire alla realtà in maniera concreta, materica, Valerio Magrelli, Repubblica, sabato 2 luglio 2016). E’ stato anche docente all’Università, in particolare alla City University di New York e a Yale. Nel 1981 è eletto al Collegio di Francia.

            Tra i temi della sua opera, domina, su tutti, quello dell’infanzia: Eccoci al centro della sua ispirazione: attingeva a una sorta di infanzia linguistica, per ritrovare, come è stato detto, la nativa vicinanza delle parole e delle cose minacciata dalla concettualizzazione e dall’astrattezza… Il suo universo lirico allude ad elementi primordiali (pietra, fuoco, sangue, spada, vento, albero, schiuma, acqua, ferro, terra, lampada, alba, uccello, riva, stella) sostanze che formano un dettato chiuso e sigillato, spesso ermetico, benché  animato da misteriose, vivissime presenze (Valerio Magrelli, Repubblica, sabato 2 luglio 2016). La poesia di Bonnefoy è fatta di enigmi e presagi, epifanie e apparizioni, presentimenti e visioni. Ecco che cos’era per lui la poesia: Non do un altro significato rispetto a quando ho cominciato a scriverne, di versi. La poesia secondo me deve essere fatta per durare, ed è necessaria per dare unità ad elementi disparati, a fatti incoerenti, a situazioni difficili, anzi tragiche, quali sono quelle che viviamo oggi. Ora usciranno per la Pléiade di Gallimard le opere complete.

Da: Ieri deserto regnante
(Hier Régnant Désert, 1958)

Terre du petit jour

L’aube passe le seuil, le vent s’est tu,
Le feu enclos dans la laure des ombres.

Terre des bouches froides, ô criant
Le plus vieux deuil par tes secretes clues,
L’aube va refleurir sur tes yeux de sommeil,
Découvre-moi souillé ton visage d’orante.
.

Terra dell’alba

L’alba oltrepassa la soglia, si è acquietato il vento,
il fuoco rinchiuso nel chiostro delle ombre.

O terra di bocche fredde, che gridi
il lutto più antico dai tuoi segreti anfratti,
l’alba rifiorirà sui tuoi occhi di sonno,
rivelami, macchiato, il tuo viso che prega.

Fausta Genziana Le Piane

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